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Nei tempi antichi tutte le montagne vennero
deificate o ritenute dimora degli dei dalle popolazioni che le
abitavano. Il fenomeno è facilmente spiegabile, in quanto dalle
montagne scendevano le acque apportatrici di fertilità, dove si
scatenavano i più terribili temporali, dove cadevano valanghe e
frane. Questi fenomeni fecero nascere nella mente degli uomini i
concetti di abbondanza e collera, di dono e di castigo.
Fino alla fine del 1700, tentare un'impresa
alpinistica era cosa improba, in quanto non esistevano
descrizioni delle zone montuose. Sono quindi scienziati,
naturalisti e botanici i precursori dell'Alpinismo, tra i quali
non possiamo dimenticare Leonardo da vinci, Dieudonné de
dolomieu (da cui deriva il nome Dolomia e Dolomiti), Horace
Benedict de Sassure.
Fu da allora chiamato ALPINISTA, con
denominazione d'onore, il salitore di monti, fornito di
capacità sicura, d'esperienza ricca, pieno di fede e decisione,
puro nella parola e nello spirito.
I perché dell'Alpinismo secondo i maggiori esponenti di tutti i
tempi:
 
un continuo essere conquistati senza mai poter conquistare (Messner);
 
si può dimostrare coraggio dominando la naturale reazione di
paura, vincendo il proprio egoismo (Preuss);
 
lotta, avventura, romanticismo, sport (Bonatti).
Le guide non sarebbero mai esistite senza
l'appassionata attenzione dei cittadini verso la montagna. Allo
stesso tempo la storia dell'Alpinismo non avrebbe visto luce
senza la partecipazione dei valligiani. Questa doppia dipendenza
fra montanari e cittadini fu inscindibile in tutta quella che fu
l'iniziale conquista delle montagne. Uno dei più autorevoli
protagonisti e divulgatori della professione di Guida Alpina fu
Gaston Rebuffat, che ebbe a scrivere: LA GUIDA NON SCALA LA
MONTAGNA PER IL PROPRIO PIACERE, MA NE APRE LE PORTE AL PROPRIO
COMPAGNO! I primi alpinisti che si spinsero alla conquista delle
prime vette dolomitiche furono intorno al 1850, l'inglese John
Ball, F.F. Tucketr, Paul Grohmann, D.W. Freshfield, A. Moore.
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